Le differenze

I progetti nel campo dell’educazione sono sempre una straordinaria occasione di conoscenza delle differenze culturali dei paesi europei, soprattutto perché non sei un semplice turista, ma lavori insieme agli altri partecipanti gomito a gomito. Spesso chi ospita il meeting ti fa anche da guida, facendoti conoscere i luoghi in maniera personale, riempiendoli con le proprie storie. Ogni incontro è inevitabilmente un’occasione di scoperta. Ti rendi conto che le grandi differenze di lingua, clima, architettura e arte, cibo, mentalità, ecc… fanno dell’Europa un insieme assolutamente unico.

Grazie al fatto di seguire diversi progetti contemporaneamente, e dovendo quindi viaggiare molto,sono tanti gli aneddoti che ho in mente. Spesso mi capita di andare in posti completamente diversi a distanza dipochi giorni.

Una volta ero in un meeting in Germania, Baviera. La collega che conduceva il meeting era molto brava. Tutto era super organizzato, e procedeva con un ritmo regolare e tranquillo. La pausa pranzo scattò all’ora prevista, e arrivarono austeri panini (ricordo in particolare i panini col pesce, cosa inusuale per noi italiani). All’ora di riprendere i lavori eravamo tutti pronti, puntuali come orologi. Spaccammo il secondo… e tutto fu compiuto a dovere, come previsto.Una settimana dopo ero in Grecia. Ricordo una pausa pranzo molto diversa. Continuavano ad arrivare portate, e alla fine non c’era un centimetro quadrato della tavolata libero da piatti e guantiere colme di cibarie… un trionfo dei sensi, in una taverna all’aperto, godendo il sole di un inizio di primavera. Ovviamente la pausa pranzo sforò ben oltre l’ora stabilita… Io dicevo al mio collega Dimitri “forse dovremmo andare…”, e lui mi rispondeva, col tipico tono dei Greci che sembrano sempre discutere animatamente: ”Non ti preoccupare! Non c’è problema!”. La meraviglia fu che anche in questo caso facemmo tutto quanto previsto, portammo a casa il risultato… Che belle queste differenze, e vedere che entrambe funzionano, ognuna a suo modo!

Osservare le differenze non vuol dire avere a che fare con culture staticamente fissate nella loro specificità, che si confrontano con altre. Incontriamo in realtà culture in trasformazione.

A Cipro, in un progetto sull’insegnamento della lingua seconda, scopriamo, sorprendentemente, che molti ciprioti stanno studiando il russo. L’isola è da qualche anno sempre più popolata da russi, che grazie ad un accordo bilaterale tra i due paesi vengono ad impiantare imprese economiche, molte nel settore del turismo di lusso. I ciprioti che lavorano per loro devono imparare il russo…. Uno strano caso di lingua seconda al contrario!

A Cipro è stato sorprendente vedere la mescolanza di culture convivere insieme. Abbiamo visitato una scuola privata, dove bambini di tutta Europa, figli di migranti o di coppie miste, già dalla scuola materna studiano l’inglese e il greco. Poi, alle elementari inseriscono il francese o l’italiano… arriveranno alle superiori parlando bene 4 o 5 lingue… è la nuova generazione europea.

Sempre a Cipro, un giovane russo, innamorato di questa terra, ha fatto una presentazione in greco di un parco naturale dell’isola, con tanto di slide, in greco e inglese… Mi ha raccontato, poi, che si sente a casa qui, come non si sentiva nella sua madre patria, dove – raccontava – gli spostamenti forzati di intere popolazioni sotto il regime sovietico, hanno prodotto un senso di sradicamento e di non appartenenza. Nel blocco dove abitava, in Russia, ossia quei palazzi squadrati e anonimi tipici dell’architettura comunista, ha vissuto per anni senza mai conoscere chi gli abitava affianco. Qui a Cipro, forse perché è un’isola, e forse perché è un’isola abituata storicamente alla multiculturalità, si respira una facilità di incontro. Il contatto, viene naturale, anche se i ciprioti, specie gli uomini, sono un po’ “fumantini”, e sembrano piuttosto machisti… Ma comunque, la società multiculturale sembra qui aver messo radici. Un’ultima storia… Un signore distinto mi raccontava, in italiano, come la sua famiglia venga storicamente da Modena. Impiantati a Cipro da secoli, per anni avevano tramandato la tradizione sposando donne modenesi che andavano a conoscere in Italia… in un paio di generazioni le carte si sono scompaginate. I maschi della dinastia si sono sposati con donne delle più diverse provenienze. Il distinto patriarca, sorridendo sornione, constata quanto rapidamente sia stato dissolto lo sforzo dei loro avi di mantenere “pura” la discendenza… Ma non colgo malinconia nella sua voce.

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